Influencer marketing: il marketing digitale e virale che si estende a macchia d’olio

Il marketing è una materia tosta e sempre attuale, una sorta di evergreen per chi si occupa di comunicazione. Qualche tempo fa, ho analizzato le professionalità attuali nel mondo della comunicazione, l’articolo per intero è disponibile qui. Proprio mentre scrivevo questo testo, ho riflettuto su una particolare estensione del marketing tradizionale, un filone attualissimo e dilagante che si chiama influencer marketing.

No, non si tratta di influenza in senso stretto, quella che porta a star male e prendere delle medicine…si tratta di un processo tutto in divenire, parte integrante di quella rivoluzione digitale che ci sta invadendo negli ultimi anni. Il termine, tradotto in italiano, ricorda qualcosa di fastidioso e poco carino, come l’influenza, ma applicato ad un’azienda, un business, un prodotto può fare la differenza. In che modo? L’influencer marketing implica il coinvolgimento di un’idea, un prodotto, un brand attraverso testi, materiale audio ed immagini, in modo virale, che corrono velocemente in Rete talmente tanto da generare una vera e propria epidemia sulle persone. Certo, questo non sempre è un bene, ma nell’ambito pubblicitario, spesso il parlare/far parlare, è più importante di tutto il resto. Per sapere di più su questo argomento, cliccare qui.

 

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L’influencer

L’influencer marketing porta con sé la figura dell’influencer, la personalità in grado di influenzare le scelte dei consumatori, in termini di acquisti e preferenze. Una figura professionale assolutamente nuova, un ibrido tra un testimonial e un consumatore privilegiato, colui che può fare la fortuna, o rovescio della medaglia, la sfortuna, di un’azienda. L’influencer prende spunto dalla sua esperienza quotidiana per esprimere la sua opinione su un fatto, avvenimento o comunicare le sue preferenze su un prodotto o servizio. Esistono influencer famosi, come Selvaggia Lucarelli e influencer che sono diventati tali nel tempo, Mariano di Vaio, Oscar Branzani, Clio MakeUp, Frankie Commando, Karen P., Le perle di Pinna. Molte di queste personalità influenti sono dei blogger. Sono persone, in alcuni casi diventati personaggi, che hanno una forte influenza sul loro seguito di followers, li avvicinano ad un prodotto o ad un servizio, lo fanno invogliando gli altri ad adottare un certo comportamento di consumo: comprare un certo capo, fruire di un servizio e aumentare il proprio prestigio sociale. La considererei una forma di pubblicità tipica dell’era digitale, un sistema molto più veloce per arrivare alle persone. Sono persone in grado di influenzare l’opinione pubblica alla velocità di uno starnuto, per tornare all’influenza da cui sono partita…

Gli influencer rappresentano una risorsa per le aziende, se queste riescono a “colpire” positivamente la singola persona influente, hanno buone possibilità di aggiudicarsi anche la fetta di persone che li seguono sui social grazie ad un’azione di amplificazione del messaggio di partenza. Gli influencer migliorano la brand awareness e la brand reputation, a volte possono determinare un incremento delle conversioni rispetto ad un prodotto o servizio acquistabile, online e non. Se prima per influenzare l’opinione pubblica ci si serviva della tv, come principale mezzo di comunicazione, oggi un influencer riesce nello stesso obiettivo con un post su facebook, un twit o quant’altro. Ovviamente l’influencer non lo fa tanto per…o meglio, magari ha iniziato così senza guadagnarci niente, ma con il tempo è riuscito a creare delle vere e proprie collaborazioni retribuite.

 

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Siamo quindi delle pedine in mezzo ad un branco di leoni in grado di influenzarci senza accorgercene? Si crea quell’effetto di simulazione, per cui tendiamo a specchiarci in un’altra persona, nel suo modo di vestire, il suo modo di fare e l’istinto è quello di imitarlo, copiare il suo outfit, il taglio di capelli ecc… Questo può accadere più o meno inconsciamente. Perché siamo portati a fidarci degli influencer? Be sì, questa è una bella domanda.  

Entra in gioco un aspetto emotivo ed emozionale. In un certo qual modo entriamo in empatia con l’influencer che seguiamo, vogliamo riproporre quello che ci sembra semplice fatto da lui in un video tutorial, che sia un video di sport o il procedimento di una ricetta. È come se fossimo attirati dalle personalità semplici, quelle che ci mostrano il saper fare qualcosa in modo facile, ripetibile. È per questo che gli influencer più forti, quelli che hanno più seguaci, sono quelli non famosi perché ci immedesimiamo in loro, lo dimostrano i vari blog di cucina e quelli dove le mamme dispensano consigli su come affrontare le fatiche con i propri bambini. La componente emotiva consente a queste personalità influenti di ispirare chi li legge e di innescare un meccanismo per cui si vuole comprare lo stesso prodotto di cui si è letto o visto qualcosa.

Vale la pena affidarsi agli influencer di turno? Sì, le aziende, i marchi, più o meno grandi, devono individuare delle personalità in grado di avvicinarsi al proprio target ed creare delle relazioni a lungo termine. Ecco come come dovrebbe comportarsi un’azienda che vuole provare a puntare su questa strategia, perché di strategia si tratta.

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Queste tre azioni avranno l’obiettivo di identificare chi potrebbe aiutare un brand o marchio ad avere più visibilità, avendo cura di aumentare dapprima la conoscenza dello stesso verso l’influencer prescelto per poi riconoscerne il ruolo davanti al proprio target.

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Come si misurano le azioni svolte dagli influencer? Principalmente con il numero di condivisioni di contenuti, menzioni su blog e social network e quindi il quanto si parla di quel prodotto, brand ecc. poi il traffico che si genera nel sito dell’oggetto preso in considerazione e successivamente le vendite realizzate o le opportunità generate.

L’influencer marketing è utile? Sì. Qui di seguito vi spiego perché.

É potente: genera un meccanismo di passaparola senza eguali, virale e veloce
É social: l’azienda esce dalle proprie mura di protezione e scopre un mondo nuovo
É rinnovato: è una pubblicità che si rinnova costantemente
É virale: raggiunge tantissime persone in poco tempo

É tangibile attraverso l’esperienza di altri
É SEO: migliora il ranking di ricerca di un brand su Google,
infatti più persone menzionano un marchio o brand sui social media,
più diventeranno popolari e rilevanti per Google

É misurabile: i dati relativi agli utenti possono essere analizzati
ed utili per quella campagna o quelle future.

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L’influencer marketing per quanto abbia i tratti di uno stato di “malattia” fastidiosa, ci circonda senza che ce ne rendiamo conto e merita di essere considerato con criterio. Se si possiede un’azienda, piccola o grande che sia, prima o poi bisognerà fare i conti con questo settore di marketing ormai completamente a se stante che non va sottovalutato. Infatti, una strategia di influencer marketing va sottoposta ad analisi e organizzata con competenza.

Cosa ne pensi dell’influencer marketing? Mi piacerebbe sapere anche la tua opinione su questo argomento: sei d’accordo con me oppure no?
Vorresti leggere un argomento in particolare? Scrivimi e cercherò di parlarne quanto prima! Per tutti i suggerimenti o le osservazioni, ti invito a commentare questo articolo qui sotto oppure a scrivermi qui.

2 thoughts on “Influencer marketing: il marketing digitale e virale che si estende a macchia d’olio

  1. Ciao Elena, complimenti anche per l’ultimo tuo articolo. Grazie per queste nozioni e molto interessante l’idea di utilizzare delle tabelle esplicative chiare con un’ottima scelta cromatica. Continua cosi!

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