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Online reputation: una vetrina nel mondo

Quanto conta davvero la reputazione online? Mi sono resa conto che la questione reputazione sia sconosciuta a tanti mentre ero immersa nel lavoro su alcune attività online. Una canzone di Ligabue dice “L’amore conta, l’amore conta…” aggiungerei anche la reputazione! Lo è per chi vuole stare sul web ed ottenere il massimo.

Nella gestione delle attività ci si concentra spesso di più sulla produzione di contenuti, sull’ottimizzazione SEO, le strategie per ottenere nuovi visitatori e conquistare futuri clienti. Ciò che qualche volta sfugge è che tutto comincia dal nome. Ma è proprio così? Sì, bisogna considerare che il nome è un punto di partenza per chiunque sia online. Attraverso il nome si costruisce il modo, l’identità con cui ci si propone. Bisogna pensare di poter trovare il modo di sapere ciò che le persone dicono di noi e intercettare cosa pensano. In realtà questo aspetto vale per un business sia online che offline.

I social servono ad amplificare le opinioni delle persone, ma bisogna saperli gestire perché un cattivo uso può essere un boomerang. Le opinioni, i commenti che vengono lasciati online su un brand influenzano anche le scelte degli altri. Ormai tutti abbiamo uno smartphone che ci permette di controllare se un ristorante è buono prima di entrarci, se un oggetto funziona bene prima di acquistarlo, se le persone si sono trovate bene con quel capo di abbigliamento. Ogni momento è buono per interrogarsi su qualcosa di questo tipo e affidare ad Internet la direzione delle proprie scelte d’acquisto. Le opinioni negative possono diventare un problema ed allontanare i clienti, per questo bisogna lavorare sulla brand reputation.

È molto difficile quantificare il valore della reputazione perché non è collegata al posizionamento su google o alle scelte grafiche del marchio in questione. La reputazione può essere però gestita con intelligenza e professionalità.

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Ma c’è un modo per controllare tutto questo?

Sì, bisogna essere pronti a contrastare le critiche, saperle utilizzare in modo positivo ed alimentare i clienti che, invece, hanno una buona opinione.

La reputazione online passa anche per le menzioni relative ad una specifica azienda/brand, bisogna saper intercettare le varie conversazioni online che permettono di non stare a cercare su google tutto il tempo.

Se per esempio, si gestisce un brand d’abbigliamento ed un capo in distribuzione presenta un difetto per cui le persone che l’hanno acquistato, sono danneggiate, è meglio intercettare eventuali discussioni negative a riguardo. Per questo ci sono dei software specifici che aiutano a tenere tutti sotto

La brand reputation deve essere alimentata e, dove possibile, migliorata. Per esempio, offrire un certo tipo di assistenza al cliente, seguirlo nel processo di acquisto online, creare delle comunicazioni più efficaci e che dimostrino maggiore care verso i clienti stessi. Inoltre, bisogna identificare eventuali fonti e problematiche ed essere pronti ad intervenire in ogni occasione, soprattutto quando si tratta di minacce reali per il brand in questione.

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Reputation dei singoli

Una considerazione a parte merita la reputazione relativa alle singole persone, per esempio qui ho letto un dato che mi ha lasciata perplessa: il 25% dei selezionatori del personale dichiara di aver escluso potenziali candidati a partire dall’analisi del profilo social. Ma davvero? Ebbene sì. Lo rivela una ricerca di Adecco in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano (1.500 selezionatori e 17 mila candidati di 24 Paesi). Inoltre, il 7% di chi cerca lavora, lo trova proprio grazie ai social network. Il 67% degli italiani cerca lavoro via social network.

Anche in questi dati si legge il potere della reputazione online, se un talent scout si fa influenzare dai social nella scelta di un candidato significa allora che non dobbiamo sottovalutare il mezzo tecnologico, e che forse finora lo abbiamo considerato in modo superficiale se il nostro futuro lavoro potrebbe dipendere da questo…

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Gli influencer

Ho parlato qui degli influencer e di come questo filone si stia allargando a macchia d’olio. Gli influencer hanno compreso l’importanza del mezzo web prima degli altri o forse quest’importanza gli è ricaduta addosso senza che se ne accorgessero. Ci sono gli influencer che hanno avuto sfruttato la cresta dell’onda di un successo momentaneo e quelli che, invece, hanno disegnato la strategia di un vero e proprio business, vedi la milionaria Chiara Ferragni. Dietro questo filone di comunicazione, spesso bistrattato, c’è comunque una logica di funzionamento, strategia e professionisti del settore che contribuiscono al funzionamento e alla buona reputazione del business.

 

Cosa ne pensi dell’influencer marketing? Mi piacerebbe sapere la tua opinione su questo argomento: sei d’accordo con me?
Vorresti leggere un argomento in particolare? Scrivimi e cercherò di parlarne quanto prima! Per tutti i suggerimenti o le osservazioni, ti invito a commentare questo articolo qui sotto oppure a scrivermi qui.

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